A seguito del lungo intervento che ha visto partecipi i Dottori del Sant'Orsola oltre a Sinisa Mihajlovic come diretto interessato con riguardo al percorso di cure svolto dal tecnico del Bologna, è proprio il serbo che mette un punto all'argomento, per tornare a focalizzare l'attenzione su quella che anche per lui, in questi mesi, è stata la prima distrazione che gli ha dato la forza per continuare a lottare. "Ora però non voglio parlare più di malattia ma di calcio. - inizia Sinisa - Sapevo che avrei condizionato la squadra, la classifica, l'atteggiamento, le partite giocate: è normale. Ma non volevo che questo diventasse una scusa. Giocatori e staff sanno quanto gli voglio bene ma mi aspettavo di più da loro. Ho cercato sempre di essere presente, in ogni modo possibile, facendo sacrifici, speravo di vedere in campo un po' di forza e sacrificio ma non sempre è successo. Vi devo dire che sono incazzato nero per i risultati, per il gioco, per l'atteggiamento. Da adesso in poi bisogna dare il 200% e abbiamo già cominciato: dobbiamo riprendere la normalità e fare punti. Chi non si rimette in carreggiata avrà dei problemi con me. Sono convinto che presto rivedremo il Bologna che siamo abituati a vedere. Un'altra cosa: quando sono uscito dall'ospedale mia moglie ha postato una foto con una frase di Ramazzotti 'più bella cosa non c'è' ed era molto azzeccata. Oggi voglio usare una frase di Vasco: 'eh già, io sono ancora qua'. Andrò avanti per la mia strada". Ritagliata quella cornice di normalità che il sorriso di Mihajlovic fa rivedere, inizia la conferenza calcistica vera e propria. 

Già Dzemaili dopo il Parma aveva detto che non eri contento. Per il Napoli hai già visto qualcosa di diverso?
"Ci conosciamo a tal punto che lo sanno se sono contento o no. Anche se avessimo vinto non sarebbe cambiato nulla perché la prestazione non mi era piaciuta. Per il Napoli non saprei perché ho visto gli allenamenti sui video; in questi due giorni che sono stato con loro ho rivisto una squadra come la voglio io. Bisogna dare tutto senza guardare in faccia nessuno. Giocherà chi si merita, chi ha coraggio, chi fa quello che gli dico".

Che effetto le ha fatto il mondo del calcio unirsi attorno a lei?
"L'ho sentito vicino. Prima della malattia dividevo la gente, con la malattia sono quasi riuscito ad unirla. Penso ai tifosi juventini che mi hanno applaudito ed è stato molto bello e commovente. Credo abbiano riconosciuto in me una persona che si è mostrata per quello che era, a Verona per esempio ero già debilitato ma avevo fatto una promessa alla squadra".

Cosa vi siete detti con Ibrahimovic?
"Ci siamo sentiti un paio di volte. Ora vediamo quello che succede. Lui è interessato, se dovesse venire lo farebbe per l'amicizia con me ma capisco che ci siano altre ipotesi. Prima del 10 dicembre è difficile che accada".

Ha un'idea su quando ritornerà operativo al 100%?
"Si ragiona giorno dopo giorno. Per ora posso andare a Casteldebole, non devo stare al chiuso con molta gente per troppo tempo, posso stare all'aperto ma senza prendere sole. Non posso andare allo stadio ma magari fra dieci giorni la situazione cambia. Io conto di esserci contro il Milan o contro l'Atalanta. Le trasferte posso farle solo in macchina ma naturalmente non quelle troppo lunghe".

Per il Mihajlovic allenatore che percorso è stato?
"Inusuale e difficile. Però ho visto gli allenamenti in diretta, potevo parlare con i giocatori e con lo staff, ho fatto tutto però non ero presente e questo fa la differenza. Sapevo che all'inizio i giocatori avrebbero dato tutto poi però avrebbero avuto un calo. Adesso, tornando un po' alla normalità, sono sicuro che si cominciano a fare le cose come si deve ogni giorno".

Ha fatto l'allenatore di sé stesso in ospedale dandosi tabelle e obiettivi
"Mi è servito tanto perché passavo tante ore attaccato ai macchinari. Guardando gli allenamenti e parlando con i giocatori è stato utilissimo. Dopo la partita con la Samp ho parlato alla squadra dicendo che non sapevo quando ci saremmo potuti risentire visto che avevo il trapianto da affrontare".

Del Mihajlovic precedente cosa ha deciso di lasciar perdere?
"Mi ero ripromesso di incazzarmi di meno ma non ce la faccio (ride, ndr). Avrò più pazienza ma sarò più tosto di prima".

Come viveva le partite del Bologna?
"Si sentivano urla da tutte le parti e le infermiere non entravano perché sentivano che ero arrabbiato ed era inutile fare i controlli. Non vedevo l'ora di seguire le partite perché speravo di vedere la squadra che giocava come piaceva a me, ma sapevo che sarebbe stato difficile senza un allenatore che gli sta sempre addosso. I momenti peggiori sono stati a luglio quando non c'erano partite da vedere".

Che ne pensa delle polemiche sul VAR?
"Il VAR è utile ma ci sono situazioni che non capisco in pieno come per i tocchi di mano. Con il fuorigioco siamo sicuri che non si sbaglia ma sono comunque contento perché serve. Magari bisogna fare delle regole più chiare. Devo dire che in questi mesi ho avuto altro da pensare".

Interviene Fenucci sul VAR: "Credo sia utile capire cosa vogliamo noi società dal mondo arbitrale. Se noi pretendiamo che il VAR sia la moviola in campo è un indirizzo sbagliato; credo piuttosto che debba correggere i gravi errori dell'arbitro. Dovremmo smetterci di lamentarci a caldo delle decisioni del VAR".

Le chiedo un pensiero per Miroslav Tanjga
"Siamo amici da una vita, ci conosciamo da oltre 30 anni, è come mio fratello. È una persona che capisce di calcio ma soprattutto è uno che dice quello che pensa ed è quello che serve a me. Anche da lui mi aspettavo di più, ovviamente, come da tutti gli altri. Però ha lavorato bene e con passione, come tutto il resto dello staff".

C'è stato un attestato di affetto che non pensava di ricevere e che le ha fatto piacere?
"No, nessuna più di altre. Tutti i messaggi sono stati piacevoli, dai bambini ai vip. Ho ricominciato a parlare con tante persone che non sentivo da tempo come Roberto Mancini. Ho un'età dove è difficile trovare nuove amicizie e allora bisogna tenere strette quelle che ho"

Il secondo tempo di Brescia rappresenta quello che vuoi vedere dalla tua squadra?
"Sicuramente è stata una bellissima sorpresa vedere i giocatori in ospedale dopo quella partita. Penso che se il Brescia non fosse rimasto in 10 non avremmo vinto. Sono stato contento ma allo stesso tempo guardavo le cose che non sono andate bene"

In molti vorrebbero darle la panchina d'oro
"Questo premio lo accetterei solo se è legato a quello che ho fatto in campo con il Bologna. Se me lo danno perché sono malato non mi serve, non lo voglio".

Sezione: Bologna / Data: Ven 29 Novembre 2019 alle 12:52
Autore: Micol Malaguti
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