Sinisa è tornato e non ha perso un grammo della sua grinta. Il tecnico rossoblu, quattro mesi e mezzo dopo la conferenza stampa in cui ha annunciato di avere la leucemia e un mese dopo il trapianto di midollo osseo, si è ripresentato davanti ad un microfono. Ed è il solito Mihajlovic. Certo, è un uomo provato dalla malattia e dalle terapie, più magro, più stanco. Ma è un Mihajlovic battagliero come sempre, che ha una voglia matta di rimettersi in careggiata e di non essere più considerato come un malato ma come l’allenatore del Bologna. A chi gli ha chiesto se accetterebbe il premio come Allenatore dell’Anno ha risposto senza giri di parole: “Se me lo danno perché sono malato non mi serve, non lo voglio". È un capitolo della sua vita che il serbo vuole archiviare, mettersi alle spalle: certo, dovrà continuare a curarsi e a farsi controllare ma per lui già non dormire più in ospedale è una fase di svolta.

Sinisa è tornato e i suoi giocatori se ne sono accorti. Se mai ci fossero dei dubbi, il mister non è contento del rendimento e delle prestazioni dei suoi. Anche qui, niente giri di parole e subito al nocciolo della questione: “Dobbiamo fare di più, dare di più”. Cazziatoni generalizzati, da tutti si aspettava qualcosa di più pur riconoscendo la passione del lavoro di ogni singolo elemento. Ma adesso niente più "alibi", niente più pensieri negativi: basterà la presenza fisica di Mihajlovic per rivedere il Bologna della passata stagione?

Sinisa è tornato e aspetta una risposta da Ibrahimovic. I due si sono sentiti più volte, Miha sa benissimo che la carta principale è la sua amicizia con lo svedese ma sa altrettanto bene che Ibra ha sul tavolo altre offerte e ragionerà da professionista. Il 10 dicembre è la deadline che le parti si sono date, ma di sicuro Mihajlovic non starà con le mani in mano sperando in una risposta positiva.

Sinisa è tornato e ne aveva un gran bisogno.

Sezione: Bologna / Data: Ven 29 Novembre 2019 alle 17:30
Autore: Dario Ronzulli / Twitter: @DaRonz82
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