La stoccata da fuoriclasse di Orsolini al 94’ di Fiorentina-Bologna, oltre al merito di aver recuperato una partita che più o meno tutti, tra i 22mila presenti al Dall’Ara, avevano dato per persa, ha procurato l’effetto collaterale di aver segmentato il giudizio e la reputazione dell’intera squadra. 

Improvvisamente, una prestazione che per 93 minuti era valsa una sconfitta casalinga contro una Viola incapace di vincere dal 30 ottobre a questa parte si è trasformata, per molti tra tifosi e addetti ai lavori, in una coraggiosa prova di netto dominio territoriale in cui la punizione di Orso, anziché un lampo di luce in un buio creativo, è stata interpretata come il giusto e minimo riconoscimento ad una grande prestazione collettiva. 

Non la vedo esattamente così.

Alcune considerazioni. 
Va preso atto, in primo luogo, che la Fiorentina ha disputato un’ottima gara per intensità e determinazione, evidentemente i due aspetti principali su cui Iachini si è concentrato in queste prime settimane di lavoro. Negli ultimi dieci minuti si è arroccata evidentemente dentro i propri trenta metri per difendere un vantaggio che non aveva senso cercare di raddoppiare, ma definire la prestazione Viola come ‘catenaccio’ è ingeneroso oltre che impreciso: nella prima ora di gioco, più di una volta, i due attaccanti più Castrovilli andavano a pressare l’impostazione di manovra felsinea disturbandola da principio, se necessario fino a Skorupski. 

Secondo e consequenzialmente: l’oltre 70% di possesso palla, i 14 calci d’angolo e i 12 tiri verso la porta devono saper essere interpretati per attribuire un valore preciso alla prestazione del Bologna. Confrontando, per esempio, il dato del possesso (che di per sé, da anni è stato sconfessato dalla comunità calcistica come indicatore affidabile di dominio del campo) con altre prove più o meno simili, si scoprirebbe che quando i rossoblù vanno oltre il 60%, difficilmente escono con una buona prova e/o con la vittoria in tasca. Andando a ritroso: 65% nel 2-2 col Parma, 62% nella sconfitta in campionato ad Udine, 59% nello 0-0 a Marassi con il Genoa, 68% con il Brescia (che è stata una bella vittoria ma non una buona prova, parola di Mihajlovic) e 75% con il Verona, mentre ha trovato spesso ottime prestazioni con un possesso palla più equilibrato (51% a Lecce, 56% con la Sampdoria, 52% con la Lazio oggi terza in solitaria), se non nettamente inferiore perchè contro grandi palleggiatrici (40% con l'Atalanta, 39% a Napoli e va citato anche il 36% con cui per pochissimo non pareggiava allo Stadium). Il possesso palla è pura vanità, se per la maggior parte sterile.

Allo stesso modo, i 14 calci d’angolo vanno annoverati nei complessivi 42 cross totali della partita: “tantini”, per una squadra che gioca senza colpitori di testa e con le ali a piede invertito. Nella vittoria di Lecce, la partita migliore del Bologna per produzione offensiva con 9 grandi occasioni da rete, i traversoni erano stati 11. Che siano segnali che qualcosa non ha funzionato come voluto?

A proposito di grandi occasioni da rete. In ordine di importanza, sommando quelle di entrambe le squadre ed escludendo i gol: il tiro di Chiesa parato a tu per tu con Skorupski, il tiro di Sansone centrale lanciato a rete (da un contrasto aereo), la punizione di Pulgar a centimetri dal palo, la deviazione di Bani su punizione di Orsolini, il primo tiro di Chiesa dopo doppio dribbling e i tiri defilati e parati sul primo palo di Sansone da una parte e Vlahovic dall’altra. Non esattamente la descrizione di un assedio in cui la palla “non ne voleva sapere di entrare”.

Terzo e in ultimo: nessun dubbio che il Bologna abbia dimostrato di essere una squadra tosta, resiliente, con carattere. Quanto riportato sopra non intende sminuire il percorso che ha portato il Bologna a fare risultato in quattro delle ultime cinque partite, nè ridimensionare lo sforzo prodotto da tutti i 14 impiegati da Mihajlovic. La forza agonistica e lo spirito di sacrificio con cui questa squadra affronta la lotta è senza dubbio la sua qualità migliore e più identitaria. 

L’importante è rimanere consapevoli che questa, nel calcio – specie se di alto livello – rimane una condizione necessaria ma non sufficiente a completare un’ottima prova generalizzata. 

Una colonna portante che, per quanto basilare, non basta a completare l’edificazione di una vittoria meritata.

Sezione: Editoriale / Data: Mar 7 Gennaio 2020 alle 00:00
Autore: Edoardo Frati / Twitter: @edoardo.frati
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