“Poi mercoledì parliamo eh, perché non abbiamo fatto una gran partita. Però bravi”. 

Esattamente due mesi fa, il Bologna andava a trovare Mihajlovic sotto la finestra della sua stanza al Sant’Orsola, in un’estiva serata bolognese, dopo aver battuto il Brescia in rimonta per 4-3. 

Nel momento di maggior empatia e sinergia di tutto il mondo rossoblu, Sinisa approfittò del saluto e delle poche parole concessegli nella rigorosa quiete da mantenere in un’area ospedaliera per richiamare, con una battuta con grosse fondamenta di verità, i suoi ragazzi al lavoro che in settimana sarebbe stato da fare.  

Quella frase, che ogni tifoso annovera ormai tra i propri ricordi più toccanti legati al calcio, è forse la massima emanazione del fattore che più di altri è stato imputato come mancante in questo periodo e tra le cause maggiori della moria di punti che affligge il Bologna, brutalmente sconfitto a Reggio Emilia: il fattore Sinisa. 

Certo, le prolungate assenze di Dijks, Tomiyasu e Destro cominciano a farsi sentire; Medel sembra non aver recuperato il ritmo dopo l’infortunio e ora più che mai sembra presuntuosa la scelta di non aver acquistato una punta affidabile, preferendo l’arma a doppio taglio della tripla scelta ‘incompleta’. 

Tuttavia, ciò che sta venendo a mancare in questo primo terzo di campionato sembra essere, progressivamente e preoccupantemente, quell’atteggiamento inculcato dal tecnico del ‘miracoloso decimo posto’ della scorsa stagione stante nell’aggressività, concentrazione e applicazione su ogni pallone della gara. 

In un’espressione: l’intensità di Mihajlovic. 

Un fattore, un atteggiamento, un comportamento predicato in lungo e in largo nel mondo del calcio che rimane tanto difficile da acquisire quanto facile da perdere. L’impareggiabile dedizione al lavoro, coniugata alla sicurezza metodologica di un credo calcistico e all’efficacia del proprio codice comunicativo aveva colmato, la scorsa stagione, quasi tutti le lacune tecniche della squadra. La quale, remando compatta nella stessa direzione, aveva trovato una determinazione lucida e sportivamente spietata che non trovava riscontro nelle altre squadre se non nel podio della Serie A. 

È proprio questa variabile che, sottratta ad alcuni episodi chiave di questa stagione (tra gli altri, i finali con Roma, Juve e Inter, il rigore di Genova, il contropiede in due contro zero a Reggio Emilia) rende all’equazione un risultato poco appagante. Il problema è non poter sapere bene come uscirne: le parole del diesse Bigon in post partita, “l’acquisto più importante di gennaio sarebbe Mihajlovic”, sono romantiche ma lasciano un po’ il tempo che trovano. Un tempo che la Serie A non ti lascia, soffocandoti con la costante richiesta di risultati e di punti. 

Per questo, squadra e società dovranno trovare presto rimedio a una situazione non semplice. Operare sul mercato può aiutare, nella misura in cui i giocatori forti sono tali perché abituati ad esprimersi a certi livelli agonistici. Ma sono soprattutto giocatori e membri dello staff a dover compiere uno sforzo, ancora una volta più mentale che fisico. Recuperare presto gli infortunati e sfruttare la pausa per lavorare: ricercando le parole, i pensieri e i dettami di Sinisa, riacquistando lucidità riguardo a ciò che lui vuole e predica sul campo e ritrovando quell’intensità incosciente con la quale, senza possibilità di controprova, il Bologna avrebbe raccolto almeno quanto seminato. E forse anche quel qualcosa di più, di cui il pensiero aveva infiammato di entusiasmo la piazza bolognese durante l’estate.

Sezione: Editoriale / Data: Mar 12 Novembre 2019 alle 00:00
Autore: Edoardo Frati / Twitter: @edoardo.frati
Vedi letture
Print