Il campione del mondo, Cristian Zaccardo, ha parlato alle colonne della Gazzetta dello Sport in una lunga intervista. "Il Covid ha rallentato tutto – ha spiegato il 38enne ex difensore -, io intanto mi sto preparando. Ho due piani in testa: fare il diesse in un club che mi permetta di crescere o puntare sullo scouting di giovani. Devo riflettere, il tempo non manca. Ho una grande voglia di tornare a lavorare nel calcio". Nell'attesa Zaccardo guarda con occhio interessato il campionato del Bologna, sua ex squadra con la quale conquistò anche la Coppa Intertoto. Quella fu l'ultimo trofeo vinto dai rossoblù che, in futuro, vorrebbero tornare in Europa. 

Emiliano di nascita, bolognese di adozione, il rossoblu le è rimasto nel cuore?
"Sicuro, ho fatto tutte le giovanili al Bologna fino alla Serie A. Il mio esordio avvenne proprio in quella stagione che ci vide beffati all’ultima giornata quando, perdendo a Brescia, passammo dalla potenziale qualificazione alla Champions all’amarezza dell’Intertoto (era il famoso 5 maggio dell’Inter ma lo è stato anche per il Bologna). Ai tempi giocavo anche nelle nazionali Under".

Ha mai pensato di tornare?
"Certo, almeno un paio di volte ci sono andato vicino. L’ultima quando c’era Donadoni in panchina. Sarei venuto firmando in bianco per fare l’uomo spogliatoio senza pretese di giocare. Ma non c’è mai stata una vera trattativa. Peccato perché per me sarebbe stata il fine carriera ideale, l’ultima pagina di una bella favola".

Oggi il Bologna lo segue?
"In tv. Prima dello stop stava facendo un campionato discreto ma non lo vedevo pronto per l’Europa. Gli manca ancora qualcosa".

Per esempio?
"Gli manca un Ibrahimovic. Cioè un trascinatore capace di trasmettere entusiasmo a tutto l’ambiente e che faccia da volano per l’arrivo di altri forti giocatori. Quello che successe al mio Bologna quando arrivarono Signori e Pagliuca. Ibra sarebbe per la piazza come Ronaldo alla Juve".

Quindi la coppa rimarrà un sogno?
"Ci vorrebbe un’impresa. La vedo durissima ma nel calcio tutto è possibile. Poi, se riprenderà il campionato, potrebbero cambiare tante situazioni. Il Bologna deve rimanere sul pezzo".

Quali sono le qualità che occorrono per puntare all’Europa?
"Le sei componenti che ruotano attorno ad una squadra di calcio (proprietà, dirigenza, staff tecnico, giocatori, stampa e tifoseria) devono allinearsi in un circuito virtuoso. Se una o più si sfilano, qualunque progetto è destinato a fallire. Questo vale soprattutto per le squadre provinciali. Guardate l’esempio dell’Atalanta che da anni non sbaglia un colpo perché c’è grande unità tra le sue componenti".

Questo Bologna è sulla buona strada?
"Io ci spero. La proprietà è solida, ogni anno può essere quello buono per diventare prima la grande sorpresa e poi una realtà. Mihajlovic è un combattente, Palacio un leader silenzioso ma ascoltato. Inoltre il lancio dei giovani è visto come una risorsa aziendale per il futuro del club, quindi è un’esigenza e al tempo stesso una filosofia che condivido".

Quali giovani l’hanno colpita?
"Orsolini non è più una promessa. Con l’approdo in Nazionale ha confermato il suo grande potenziale che io avevo già intravisto affrontandolo dal vivo in un Vicenza-Ascoli di qualche anno fa. Poi mi piace molto quel giapponese: Tomiyasu è forte, energico e gioca con ordine e grande disciplina".

Sezione: Bologna / Data: Gio 21 maggio 2020 alle 13:25
Autore: Micol Malaguti
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